Personaggi: Aurora, Filippo, le tre fate, OMC
Genere:Drammatico, Introspettivo,
Avvisi: Het, Angst, What if, OC.
Rating: PG
Prompt: Scritta per la sfida dello Zodiaco (Angst) e per il tema #56: rivelazione difficile di 500themes
Note: Credo che la trama per questa storia mi sia venuta in mente durante il #DisneySunday in cui abbiamo guardato "La Bella Addormentata nel bosco", ma non ne sono troppo sicura.

Riassunto: Sono passati cinque anni dalla fine de "La Bella Addormentata", Aurora e Filippo si sono sposati e governano il regno con l'aiuto delle tre fate. Una mattina, però, la loro vita viene sconvolta dall'arrivo di un bambino sconosciuto.
BLACK HOLES AND REVELATIONS

Il bambino è arrivato quella mattina, avvolto in un logoro mantello bucato e con ai piedi solo un paio di scarpe di tela; è biondo come il grano e ha un viso appuntito da corvo. Aurora non lo definirebbe bello come potrebbe esserlo suo marito, ma ha un certa eleganza con la quale compensa la mancanza di un viso propriamente aggraziato. Gli occhi sono neri come la notte e ha le ciglia più lunghe che Aurora abbia mai visto. Se ne sta in silenzio, seduto sulla sedia che gli ha detto di occupare e ciondola un po' i piedi perché è troppo piccolo per poterli appoggiare a terra. Aurora si chiede quanti anni abbia, forse cinque o sei, di sicuro non di più.
Adesso nella sala del trono c'è un silenzio imbarazzante, reso ancora peggiore dalla presenza immobile di alcuni servitori lungo le pareti. Sembrano statue di sale, ma Aurora ha come l'impressione che la stiano giudicando perché il piccolo è lì da quasi mezz'ora e lei non ha trovato niente di intelligente da dire. La verità è che si sente a disagio e il fatto che il bambino si rifiuti categoricamente di dire il proprio nome finché non avrà incontrato re Filippo non la aiuta a capire come affrontare questa situazione.
Filippo naturalmente non c'è.
Sarebbe un miracolo se mettesse piede in quella stanza prima del primo pomeriggio. Aurora lo ha sentito defilarsi appena dopo l'alba in groppa a Sansone ed è quasi certa che se sono fortunati lo rivedranno soltanto a pranzo. “Aurora cara,” Flora si avvicina lentamente, tossicchiando ad ogni passo e cercando di affrontare l'argomento con la massima delicatezza. “Non sarebbe forse il caso di mandare a cercare il re? Sono certa che non può essere tanto lontano.”
Aurora annuisce e fa cenno ad uno dei servitori che s'inchina e sparisce immediatamente.
“Inoltre dovresti sederti, cara,” interviene Fauna, lisciandosi nervosamente le pieghe della gonna verde mentre le svolazza intorno a qualche centimetro da terra. “Nelle tue condizioni non ti fa bene stare in piedi.”
Serenella sta già spingendo una sedia dietro di lei e Aurora non può fare a meno che sedersi. Non appena solleva i piedi da terra, tira un sospiro di sollievo. Non si era accorta di quanto fosse stanca. “Ecco, così va meglio,” annuisce la fata azzurra con determinazione. “Se non stai attenta, questo bambino verrà tutto scombinato.”
“Aspetti un bambino?” Chiede il piccolo, sporgendosi dalla sedia con interesse.
Aurora sorride e si accarezza la pancia rotonda con tenerezza. “Sì.”
“Ed è un maschio o una femmina?”
“Non possiamo saperlo” spiega Aurora pazientemente. “Non finché non nascerà.”
Il bambino annuisce, soddisfatto della spiegazione. “E allora farete una grande festa e le fate gli daranno i suoi doni?” Chiese ancora.
Flora, Fauna e Serenella rabbrividiscono al ricordo dell'ultima volta che è successo. Ancora ricordano il buio innaturale calato su quella stessa sala del trono e il viso immoto di Malefica mentre annunciava la morte della piccola Aurora ancora in culla.
“Se lo vorranno,” dice Aurora, guardando le tre fate che sorridono nervose. Nessuna di loro le ha mai raccontato che cosa è successo esattamente. Quello che Aurora sa è che l'hanno portata via quand'era in fasce per sfuggire alla maledizione della strega malvagia ma che purtroppo non è servito a granché perché il giorno del suo sedicesimo compleanno la strega l'ha ipnotizzata facendola pungere con un arcolaio avvelenato. Fortunatamente Filippo è riuscito a liberarsi dalle catene che lo imprigionavano nel castello della strega ed è corso a salvarla. Le fate hanno ritenuto opportuno sorvolare sul fatto che l'allora principe abbia fatto ben poco per uccidere mostri e rompere incantesimi, quanto piuttosto dare un volto eroico all'intera faccenda mentre loro si occupavano di tutto quanto il resto.
“Vedremo! Vedremo!” Dice Serenella sbrigativa, agitandosi più del dovuto e spargendo dappertutto polvere magica che Fauna, diligentemente, si appresta a far scomparire andandole dietro. “Oh, ma quanto ci mette?”
“Dove sarà questa volta, benedetto ragazzo?” Sospira Flora, sollevandosi in aria fino a raggiungere la grande finestra istoriata e guardando fuori. Il cielo è terso, i prati in fiore, ma di Filippo nemmeno l'ombra.
“Tu sei sicuro che non vuoi dirci il tuo nome o da dove vieni?” Chiede ancora Aurora.
Il bambino scuote la testa e incrocia le braccia al petto. “Devo parlare col re Filippo. Lo ha detto la mia mamma.”
Questa è un'informazione nuova e Aurora lo prende per un buon segno. “Capisco. E chi è la tua mamma? Possiamo portarti da lei se ci dici il suo nome.”
Negli occhi del bambino passa un'ombra scura che potrebbe essere di tristezza o di paura. “Devo parlare col re Filippo,” ripete ancora. Le tre fate ed Aurora sospirano, rassegnate.
Quando i servi, finalmente, riescono a trovare Filippo e a riportarlo a casa, è ora di pranzo e il povero piccolo, come lo chiama Flora, pur rimanendo ostinatamente chiuso nel suo mutismo si è fatto convincere a mangiare qualcosa e, quando Filippo entra quasi di corsa nella sala del trono con la sua solita euforia, il bambino è molto impegnato ad assaggiare del pane con l'uva.
“Mi sono perso qualcosa?” Chiede, chinandosi a lasciare un bacio ad Aurora che gli porge le labbra con fare preoccupato, senza che i suoi occhi riescano a staccarsi dalla figurina minuta seduta sul suo trono che stacca pezzettini di pane per metterseli in bocca.
“La testa,” borbotta Serenella, immediatamente zittita da Flora che fa qualche passo avanti sui piedini minuscoli e sbatte le ali un paio di volte con un colpo di tosse.
“Abbiamo un ospite,” esclama, con un mezzo sorriso nervoso che rispecchia in tutto e per tutto quello di Aurora.
“E' qui da stamattina,” sospira la regina in un sussurro. “Vuole parlare solo con te.”
Filippo aggrotta le sopracciglia e poi si sporge dietro la moglie per guardare il bambino che al momento non sembra dare segni di averlo notato. “Chi è?”
Aurora scuote la testa. “Non lo sappiamo. Dice che la sua mamma vuole che parli con te ma non vuole dirci chi è sua madre.”
Incuriosito dal mistero, Filippo allunga una mano sulla tavola già imbandita e ruba un chicco d'uva dalla fruttiera, avvicinandosi al loro piccolo ospite con un mezzo sorriso. “Ehi, non sei un po' troppo giovane per stare seduto su un trono?” Esclama, per attirare la sua attenzione.
Il bambino solleva la testa e i suoi occhi saettano subito in quelli di Filippo che ha quasi un capogiro da quanto è intenso il suo sguardo. Dopo averlo accuratamente osservato, il bambino deglutisce l'ultimo pezzo di pane e si mordicchia un labbro come se stesse ragionando. “Tu sei re Filippo,” dice, ma senza nessuna esitazione.
“Non potresti avere più ragione di così,” Filippo ride della sua serietà o forse lo fa per scrollarsi di dosso il brivido gelido che gli ha appena attraversato la schiena. “Posso sapere anch'io con chi ho l'onore di parlare?”
Il bambino si pulisce le mani una contro l'altra e quindi si lascia scivolare giù dall'enorme trono, atterrando proprio davanti a lui. Gli arriva a malapena sopra il ginocchio ma si comporta come se fosse molto più alto. Gli tende la mano e si presenta con estrema compostezza. “Il mio nome è Mefisto.”
Le tre fate lo guardano inorridite e Flora si porta una mano alla bocca esclamando “Oh cielo”.
“Quale madre farebbe una cosa simile?” Le fa eco Fauna.
“Mefisto, eh?” Filippo ride di nuovo e gli scompiglia i capelli. “E' un nome importante per uno scricciolo come te. E dimmi, a cosa devo l'onore della tua visita?”
“E' stata mia madre a mandarmi qui,” risponde lui, ripetendo chiaramente qualcosa che ha mandato a memoria. Quindi si volta per frugare nella piccola borsa che porta a tracolla e ne estrae un rotolo di pergamena che poi porge al re. “Lei diceva che dovevi leggere questo.”
Filippo è estremamente divertito da tutta la faccenda. La vita del re è così noiosa a volte, che accoglie la visita inaspettata di quel bambino di cinque anni come un meraviglioso diversivo. Aurora gli si avvicina e gli passa un coltello per aprire il sigillo che nessuno dei due, sul momento, riconosce. Filippo srotola la pergamena e per un attimo coglie solo la bella grafia nera e arricciata con la quale è scritto il messaggio.
Poi la situazione precipita.

*


Aurora sbatte la porta così forte che Filippo ha quasi paura e arretra di un passo. “Cerchiamo di ragionare,” dice, mettendo immediatamente le mani avanti.
In tutta risposta Aurora gli tira dietro la pergamena e poi avanza minacciosa nella stanza dove lo ha trascinato, lasciando fuori le sue tre fate madrine che ora la chiamano dal corridoio come avessero paura che possa davvero fargli del male. Lo crede anche Filippo, in effetti, a giudicare dallo sguardo omicida che legge negli occhi di sua moglie. “Posso spiegare,” esclama, tentando un mezzo sorriso che però gli muore in gola quando Aurora lo inchioda al muro.
“Sentiamo.”
Filippo non si aspettava di doverlo fare davvero, voleva soltanto fermare la furia distruttrice della sua donna che minacciava di non lasciare più niente di vivo in lui. “Beh,” balbetta, tossicchiando e cercando di darsi un contegno che ha evidentemente ormai perso. “Magari il bambino si è confuso.”
“Il bambino ha una pergamena che porta in calce la firma di Malefica e si riferisce molto chiaramente a te, a questo castello e a questo regno,” replica Aurora, le mani sui fianchi e la pancia prominente che sporge minacciosa.
“Questo non significa che ciò che è scritto nella pergamena sia vero,” commenta Filippo. “In fondo stiamo parlando della strega più malvagia che sia mai esistita sulla faccia della terra. Si può ben pensare che dica qualche menzogna.”
“Mefisto dice di essere tuo figlio,” gli fa presente Aurora.
“Mefisto ha cinque anni, cosa vuoi che ne sappia.”
Aurora lo guarda ancora più rabbiosa. “Lui potrà anche non saperne niente, ma tu devi pur saperlo. C'è un modo molto semplice per capire se è figlio tuo e lo so pure io che ho vissuto sedici anni in una casetta isolata in mezzo al bosco con la sola compagnia di tre vecchie zitelle!”
Da dietro la porta arriva un coro di esclamazioni oltraggiate.
“Aurora, per cortesia, ti pare che le avrei permesso di dargli un nome simile se fosse stato mio figlio?” Azzarda Filippo, cercando di cambiare discorso.
“Sei stato con quella donna?” Chiede Aurora, stavolta così diretta che non la si può proprio evitare.
Filippo si ritrova a sorridere nervoso, anche se più che un sorriso sembra una paresi facciale. “Non l'ho forse uccisa?” Dice, sollevando l'indice come a perorare la sua causa. “Si era trasformata in un drago e l'ho uccisa.”
Aurora lo guarda con l'espressione con cui di solito lo accoglie quando fa una battuta a sproposito. Arriccia il naso, assottiglia gli occhi e se Filippo si concentra abbastanza gli sembra quasi che emetta un vago ringhio sommesso. “Non voglio ripetere la domanda, Filippo.”
La prima cosa che il re pensa è che quando era un principe le cose andavano meglio. Aldilà delle responsabilità di cui si è dovuto accollare in quanto reggente del regno, la sua libertà si è notevolmente ridotta e il solo fatto che adesso deve rendere conto ad Aurora di qualunque cosa è quantomeno frustrante. Non gli è mai capitato di doversi giustificare in questo modo in passato, ma d'altronde nessun altro bambino – se ce ne sono e ora, sinceramente, comincia ad aver paura che potrebbero – si è mai fatto vivo dal passato a reclamarlo come padre.
“Il bambino non vuole parlare, e d'altronde come potrebbe. Tu non rispondi, invece, ma le date coincidono!” Sbotta all'improvviso Aurora, stanca di guardarlo mentre ragiona sul suo passato perduto di giovane dongiovanni. “Che cosa dovrei pensare, eh?”
“Aurora, adesso calmati. In fondo non è così grave.”
“Non è così grave?” La voce di lei si alza di due ottave e quando si gira i capelli le ruotano attorno. “Di là c'è un bambino di cinque anni che dice di essere tuo figlio e secondo te questo non è grave? E' un bambino, Filippo! Un bambino maschio!”
A Filippo, in questo momento, sfugge il motivo per cui l'essere maschio di Mefisto dovrebbe essere un problema, forse perché è molto più preoccupato di quello che succederà quando effettivamente rivelerà come sono andate le cose. Aurora non è più tanto stabile da quando è incinta. Le fate dicono che ha... il carattere tutto rimescolato o qualcosa del genere. “Ora siediti cara, vuoi?” Le dice dolcemente, spingendola piano verso il letto e facendola sedere.
“Non voglio sedermi,” replica lei, pur facendolo lo stesso. “Voglio delle spiegazioni.”
“E le avrai, naturalmente, le avrai.”
Filippo si passa una mano tra i capelli biondi e sospira. “Intanto vorrei che tu ricordassi la situazione in cui eravamo cinque anni fa,” comincia. “Io ti avevo appena visto, tu avevi appena scoperto di essere la figlia di re Stefano e Malefica non aspettava altro che di trovarti per poterti uccidere. Tienilo a mente, durante il mio racconto, per favore.”
Aurora mette le mani in grembo, le spalle basse come se si fosse stancata a furia di urlargli contro e ora non le rimanesse che attendere di sentire quello che già sapeva. Annuisce brevemente.
“Bene,” esclama Filippo, annuendo a sua volte senza motivo. “Bene. Dunque. Quella sera dovevamo vederci nella casetta delle tre fate. Sono venuto, ma tu non c'eri. In compenso c'erano Malefica e le sue guardie che mi hanno imprigionato e trascinato al castello. Sono stato chiuso nelle segrete per settimane dopo che le fate hanno addormentato il regno intero.”
Aurora si acciglia. “Questo non è possibile,” dice. “Il regno non è stato addormentato più di qualche ora. Flora ha capito che potevi svegliarmi mentre stava incantando il regno ed è venuta a liberarti.”
“No, ti assicuro che si è trattato almeno di due settimane.” Filippo ci ragiona su un istante e poi tutto quanto improvvisamente gli appare chiaro e anche certi discorsi di Malefica sul fatto che sarebbe diventato vecchio prima di salvare Aurora trovano un senso. “Ma sì, è chiaro! Deve aver manipolato il tempo, non c'è altra spiegazione. Non era forse uno dei suoi poteri principali?”
“Io non saprei,” balbetta Aurora, confusa. “So soltanto che era cattiva.”
Filippo non la ascolta, sta ancora pensando a cinque anni fa. “E' venuta da me, ero in condizioni pietose. Legato da giorni senza cibo né acqua. C'era uno scheletro nella cella vicino alla mia, legato nella mia stessa posizione ed ero costretto a guardarlo per tutto il tempo,” racconta. “Lei mi ha dato la possibilità di andarmene, capisci? E io dovevo venire a salvarti.”
“Ti ha dato la possibilità di andartene in cambio di cosa?” Aurora cerca il suo sguardo e si scambiano un'occhiata un po' triste.
Filippo non risponde e tanto basta. Le prende le mani, però. “Ho dovuto farlo, Aurora. Era l'unico modo.”
Aurora scuote la testa e libera le mani dalla stretta di quelle di lui. “Ma com'è possibile che quel bambino sia nato? Insomma, tu sei fuggito, lei ti ha inseguito e l'hai uccisa.”
“A questo punto non so quanto tempo sia passato fra le tre azioni. Potrebbero essere stati mesi e non lo avrei mai saputo.”
Aurora guarda il vuoto. “Almeno nove, direi.”
Nella stanza cala un silenzio pesantissimo che schiaccia il cuore della regina fino a farle male. Sa di non poterne esattamente fare una colpa a Filippo perché allora non era suo marito e soprattutto perché, se lo ha fatto, è stato per un ricatto. Quello che non sa, però, è se può vivere con l'idea che esista un bambino di Filippo che non è anche il suo. “Vattene, per favore,” mormora alla fine, quando la presenza di lui da angosciante si fa fastidiosa.
“Aurora, ti prego.”
“Lasciami sola, ti prego,” insiste lei, alzandosi dal letto e dandogli le spalle. “Ho bisogno di stare per conto mio per un po'.”
Filippo vorrebbe replicare, ma la linea tesa della schiena di lei e la posa rigida del suo corpo lo tengono a distanza, così annuisce. “D'accordo, tesoro. Prenditi tutto il tempo che vuoi.”
Aurora non risponde, appoggia la mano sul vetro istoriato della finestra della loro camera che dipinge, ironicamente, la roccia su cui un tempo sorgeva il castello di Malefica e dove ora non c'è che un campo di erba verde dove le rovine sono il bel ricordo del momento in cui è stata sconfitta.
O così Aurora ha sempre pensato, ma il bambino nell'altra stanza è la prova vivente che si è sempre sbagliata.

*


Sono passate ore, Aurora non sa precisamente quante ma fuori si è fatto buio e la stanza è immersa in una penombra per niente consolante che non fa altro che aumentare il generale senso di tristezza che le stringe il cuore. Non ricorda quasi nulla di quello che ha fatto per tutto il tempo, probabilmente ha dormito, ma a lei sembra di essere stata con gli occhi aperti a fissare il muro, ripetendo a mezza voce quello che è successo, come se cercasse di dargli un senso rigirandosi in bocca le parole.
Quando bussano alla porta sussulta. Il silenzio era così totale che le sembrava quasi di essere rimasta completamente sola. “Chi è?” Chiede stancamente, rigirandosi su un fianco e non facendo nemmeno lo sforzo di sollevarsi dal letto. Non le importa dell'etichetta. A ben guardare non le importa più di niente.
La porta si apre e per un lunghissimo istante sembra che lo abbia fatto da sola, poi il faccino di Mefisto fa capolino. Aurora pensa che dovrebbe avere un moto d'odio anche per lui e mandarlo via, ma si sorprende a provare un moto di tenerezza perché Mefisto è piccolo e la porta sembra enorme e pesantissima.
“Posso entrare?” Chiede il bambino, rimanendo sulla soglia con le mani dietro la schiena. Qualcuno deve avergli dato degli abiti nuovi e senza la calzamaglia viola e la casacca nera e polverosa che indossava quando è arrivato, ricorda un po' meno sua madre e un po' di più Filippo. Questo dovrebbe infastidirla, ma per qualche motivo non lo fa, forse perché in fondo Filippo è la parte buona di lui.
“Vieni pure avanti.”
Il bambino trotterella verso il letto e, stavolta senza chiedere permesso, ci sale sopra, anche se con qualche difficoltà. Le porge una rosa bianca, stando ben attento a non pungersi con le spine e a non far pungere neanche lei. Le sue dita grassottelle si chiudono con grande attenzione intorno allo stelo. “Lo so che non mi vuoi qui,” le dice con grande solennità e alla regina si stringe il cuore. “Ma se ti regalo questa, posso restare?”
Qualcosa dentro Aurora si scioglie e annuisce prima ancora di rendersene conto.
Mentre lo abbraccia e gli affonda il viso nei capelli biondi pensa che può vederla come una tragedia, oppure come una cosa meravigliosa, e sceglie la seconda.
In fondo, si dice, Mefisto è solo un bambino.

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