Personaggi: Philia, Xellos
Genere: Humor
Avvisi: Het, Lemon, Drabble
Rating: NC-17
Note: scritta per la terza settimana del Warning Week Fest di Fiumi di parole (prompt: Philia/Xelloss, umanità).

Riassunto: Sei un essere superficiale e rozzo.
UMANO NON SIGNIFICA NECESSARIAMENTE MIGLIORE


L'umanità era sempre stato un argomento di accesa discussione tra loro due.
Xellos non le dava granché importanza, giacché non l'aveva mai avuta mentre Philia, nell'infinita bontà che la sua natura di drago le imponeva, la considerava un dono desiderabile – perfino da lei, alla quale l'umanità avrebbe reso solo il gran servizio di farla campare di meno.
“Che cosa ci trovi di tanto speciale in una condizione di debolezza che si protrae per un massimo di ottant'anni, quaranta dei quali a fartela addosso perché sei troppo vecchio o troppo giovane per controllare lo sfintere?” Le chiese Xellos, mentre la stendeva sul letto, con tutta la noncuranza del mondo. Discutere andava bene per qualche minuto, ma poi la compagnia del drago si faceva stantia se la conversazione non si trasformava in uno scambio di fluidi corporei.
“Sei un essere superficiale e rozzo,” aveva risposto lei, cercando di chiudersi la camicetta quando lui le sganciava i bottoni, e di tenere giù la gonna, quando lui invece la sollevava e ci infilava le mani sotto. “Gli esseri umani sanno apprezzare la vita meglio di noi proprio perché la loro è breve. Colgono l'attimo, capisci che cosa intendo?”
Xellos le rubò un bacio e si fece spazio tra le sue gambe, contento di dover disquisire su qualcosa che non li toccava minimamente piuttosto che dover affrontare per l'ennesima volta la questione dei draghi dorati che non dovrebbero – mai e poi mai, Xellos! – avere rapporti sessuali con i demoni, per altro senza che lei fosse mai riuscita a sostenere tale teoria con una motivazione valida. A lui piaceva giocare, ma dover intavolare simposi per poter scopare era ai limiti della follia. “Certo che capisco,” commentò, mordendole il collo e assaggiando quelle due gocce di sangue rimaste sulla punta dei suoi canini un po' prominenti. “Ma non c'è bisogno di essere umani per cogliere l'attimo. Io lo faccio di continuo.” L'aveva fatto anche dieci minuti prima, per dire, quand'era apparso in casa sua senza permesso, l'aveva invischiata in quella dissertazione surreale per poi schienarla mentre lei era distratta.
Scivolò in lei con la stessa noncurante abilità con cui faceva tutto il resto: apparire, sparire, ingannare, confondere e, giustappunto, prendersi la virtù del drago. A Philia scappò un mugolio di disapprovazione, poi un gemito di piacere e infine un grido di soddisfazione che a Xellos sembrò sinceramente poco interessato all'incommensurabile valore della condizione umana che il drago aveva tanto difeso due minuti prima.
“Se tu fossi umana,” le fece notare alla fine, dopo che ebbe finto di dover riprendere fiato, “Non potremmo fare quello che abbiamo appena fatto.”
“Perché rischieresti di farmi del male, con l'energia demoniaca?” tubò lei, ancora persa nell'estasi del post orgasmo.
“No, perché saresti decrepita, naturalmente, vista l'età che hai.”
Da sotto il letto che gli era piovuto addosso come si aspettava, Xellos avrebbe esalato l'anima, se ne avesse avuta una. Ma sorrise, perché era troppo divertente.

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